ARTIST

FRANCESCO LO SAVIO

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Nato a Roma il 28 gennaio 1935 da Vincenzo Festa e da Anita Vezzani, all’epoca legalmente coniugata con Paolo Lo Savio. Si diploma nel 1956 presso il liceo artistico di via di Ripetta, e qui, sin dal 1954, sviluppa un particolare interesse per le teorie di P. Mondrian e W. Gropius, per le opere di C. Malevič, Le Corbusier e P. Klee. Dai suoi interessi iniziali per l’architettura deriva l’esigenza di un ordine formale e costruttivo da opporre, già alla fine degli anni Cinquanta, alle poetiche allora dominanti dell’informale. Dai primi Dipinti (1959), ancora fondati sulla materialità del colore, passa alla serie dei Filtri (1959), nella quale affronta in modo nuovo il problema della luce, e a quella dei Metalli (1960-61), superfici scure di metallo opaco, su cui si articolano piani aggettanti verso lo spettatore. Da questo nuovo rapporto tra “superficie estetica” del quadro ed esterno, nascono le Articolazioni totali (1962), piani articolati di metallo nero si situano all’interno di strutture aperte di cemento bianco. L’ostracismo dell’ambiente artistico, i problemi economici e la depressione lo spingono al suicidio. Dopo nove giorni di coma muore il 21 settembre 1963 a Marsiglia. Dopo la morte, il suo lavoro ha ottenuto numerosi riconoscimenti. Sono da ricordare la prima retrospettiva, curata da F. Menna a Palazzo delle Esposizioni di Roma nell’ambito della Rassegna di arti figurative del 1965, l’inclusione di alcune sue opere nel 1968 a “Documenta IV” a Kassel e nella mostra “Cento opere d’arte italiana dal futurismo a oggi” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e nella retrospettiva “Linee della ricerca contemporanea” alla XXXIV Biennale di Venezia, la retrospettiva “Progetti per metalli” alla galleria La Salita di Roma nel 1969; la presenza alla Esposizione Universale di Osaka e alla mostra “Due decenni di eventi artistici in Italia” al Museo Pecci di Prato nel 1970. Parte della sua produzione è stata esposta anche alla X Quadriennale di Roma e alla XXXVI Biennale di Venezia nel 1972. Nel 1979 la retrospettiva curata da G. Celant, ha inaugurato l’attività del Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, nel 2004 quella curata da B. Corà, ha inaugurato nel 2004 la riapertura del Museo Pecci di Prato. Il Museo Reina Sofia di Madrid ha ospitato nel 2009 la grande retrospettiva del Maestro curata da D. Soutif.

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SILVIA GIAMBRONE

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nata ad Agrigento nel 1981, vive e lavora a Roma. Lavora con video, installazione, scultura, suono. La sua ricerca e incentrata sulla soggettivita e sulla relazione tra corpo, linguaggio e potere. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Roma, e tra i fondatori di 26cc di Roma. Tra il 2010 e il 2013 partecipa a numerose residenze e conferenze su temi femministi. Alcune tra le sue mostre piu significative includono: Pandora’s Boxes, CCCB Museum, Madrid (2009); Eurasia, Mart, Rovereto (2009), Moscow Biennale: Qui vive? (2010), Giornata del contemporaneo, Museo Palazzo Riso, Palermo (2011); Flyers, Oncena Biennal de la Havana (2012); Re- Generation, Macro, Roma (2012), Mediterranea 16 (2013), Kaunas Bienale Unitext (2013); Let it go, American Academy in Rome (2013), Let it go, Museo Riso (2014), Critica in arte, MAR Museum, Ravenna (2014), Cio che non siamo, cio che non vogliamo, MAG Museum (2014); Riva del Garda. Biennale di Kaunas (2015), Residenza all’ISCP di New York (2015), A terrible love of war, Kaunas Bienale, Lituania (2015); The Body as Language: Women and Performance, Richard Saltoun Gallery, London (2015). Premi: 2014 Collectors for Celeste Prize, Primo Premio; 2014 Premio Francesco Fabbri, Menzione Speciale BIM; 2013 Kaunas Biennale, Primo Premio; 2010 Premio Razzano, selezionata; 2009 Premio Epson, Primo Premio; 2008 Fondazione Agnelli, selezionata.

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MATTEO NASINI

Nato a Roma il 22 gennaio 1976. Si è laureato in contrabbasso al Conservatorio Santa Cecilia di Roma e nel 2005 è entrato a far parte dell’orchestra Luigi Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti. Da tempo indaga le relazioni tra suono e arte visiva. Al museo della Bora di Trieste, nel 2009, ha presentato la mostra ‘’Risonatori eolici’’, a cura di Rino Lombardi. Nel 2015 ha partecipato a vari progetti tra i quali ‘’La scrittura degli Echi’’ al MAXXI e Sound Corner all’Auditorium Parco della musica.

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LUANA PERILLI

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Luana Perilli è nata a Roma nel 1981 dove vive e lavora.
Ha esposto il suo lavoro che investiga i rapporti tra memoria e cultura e tra cultura e natura in molte sedi Italiane ed internazionali. Ha partecipato alle residenze internazionali come Momentum, Berlin DE, grant del Premio Terna 2015; Pan Studios Program, Museo Pan, Napoli, (con la supervisione di Daniel Buren) nel 2010; nel 2008 Art Omi International Artists Residency, grant della Dena Foundation for Contemporary Art in New York, USA e Cite Internationale des Arts, di Incontri Internazionali D’Arte, Paris, FR nel 2008 e nel 2004. Tra le sue mostre: 2015 Q.I vedo, Napoli, IT ; 2014 Solitary shelters, The Gallery Apart, Roma, IT; 2013 All For One, Medium Galerie, Bratislava, SK 2012; 108 (spontaneous collective in thoughtless awareness), The Gallery Apart, Roma, IT; Rommates-Coinquilini Luana Perilli/Carola Bonfili, MACRO – Museo d’Arte Contemporanea, Roma, IT; 2005 Why?, Fondazione Pastificio Cerere, Roma, IT

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LEONARDO PETRUCCI

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Nato a Grosseto nel 1986, si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea nel 2009 con una tesi sul rapporto tra arte e alchimia, ambito che ancora caratterizza la sua ricerca. Dal 2012 lavora nel suo studio presso il Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Ha esposto presso numerosi spazi espostivi, prendendo parte a mostre personali e collettive: Melancolia (Una vetrina, Roma, 2015); Where is Dawn now? (Pastificio Cerere, Roma, in collaborazione con NASA, ASI, INAF); You are here (Accademia di Romania, Roma, 2015); Accesa – arte illuminata (Palazzo Parissi, Monteprandone (AP), 2014); Antropofagia Simbiotica (Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2014); Il peso della mia luce (Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2013); O.R.T.I.C.A (Ex mattatoio Testaccio, Roma, 2013); Resolve et Scoagula, unconventional twins #1 (Studio d’Arte Pino Casagrande, Roma, 2011). Ha partecipato alle residenze BoCS Art (Cosenza, 2015) e Apulia Land Art Festival – e(art)h (Ostuni, 2015). Dal 2015 il suo lavoro è all’interno della collezione permanente del Museo delle Palme di Palermo.

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ALESSANDRO PIANGIAMORE

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Nato a Enna, Sicilia, nel 1976, Alessandro Piangiamore vive e lavora a Roma. Il suo lavoro, sia esso scultura, installazione, assemblaggio, fotografia. Il suo lavoro, sia esso scultura, installazione, assemblaggio, fotografia, mantiene sempre una dimensione intima e poetica che sovente lascia al caso l’incombenza della forma finale, provando al contempo ad astrarsi da una dimensione temporale. Tra le mostre più recenti: Primavera Piangiamore, Palais de Tokyo, Paris, Modules-Fondation Pierre Bergè- Yves saint Laurent (2014); Milk Revolution, American Academy in Rome, a group show compiled by CURA (2015); Meteorite in giardino, Fondazione Merz, Turin (2014); Tutto il vento che c’è, GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo (2011); Re-Generation, MACRO, Roma (2012), When In Rome, Italian Institute of Culture, Los Angeles (2011); Testimone di fatti ordinari, Magazzino, Roma (2011).

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MARIAGRAZIA PONTORMO

Nata a Catania nel 1978, vive e lavora a Roma. Insegna Progettazione Multimediale e Applicazioni digitali per le arti visive nelle Accademie di Belle Arti. La sua ricerca artistica è focalizzata sull’uso dell’animazione 3D, così da ri-creare immagini che rimandano alla vita quotidiana e allo scorrere del tempo. Il 3D è un linguaggio che le permette di evocare paradossi visivi: ciò che sembra familiare, sicuro e conosciuto improvvisamente appare distante, estraneo e perturbante. Grazie all’uso di sofisticati software di video-animazione, l’artista ricostruisce in modo realistico scene il cui confine tra realtà e finzione appare labile e immateriale, doppi artificiali il cui scarto con il corrispettivo analogico dà vita a cortocircuiti dello sguardo.
Il suo lavoro è stato esposto in musei italiani e internazionali tra cui: il MACRO di Roma, il Biedermann Museum di Donaueschingen, la Stadtgalerie di Kiel, il MLAC di Roma, il Museo di Castel Sant’Elmo di Napoli, l’Art Center di Thessaloniki, il Museo Riso di Palermo, il CIAC di Genazzano. E in gallerie private e spazi no profit come: Monitor, Roma; Lithium Project, Napoli; Murat 122, Bari; ISCP, New York; HSF, New York; casa Musumeci Greco, Roma

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LORENZO SCOTTO DI LUZIO

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Nato nel 1972 a Pozzuoli, vive e lavora a Berlino. La sua sperimentazione artistica ha spaziato dalla Body Art al Multimediale, includendo scultura, disegno, fotografia, installazione e performance. Dal 1996 ha partecipato a numerose collettive (presso Napoli, Roma, Trevi, Caserta, Bologna, NY, Prato, Milano, Aosta, Bari, Londra, Torino, Bruxelles, Vienna e Zagabria) e a svariate personali, quali Besser einkaufen besser leben (Galleria Fonti, Napoli, 2014); Senza Titolo (KROME Gallery, Berlino, 2012); FRAME (Frieze Art Fair, Londra, 2010); Se il mio cervello fosse un canestro (Galleria Fonti, Napoli, 2010); Black Pearls (Galleria Emilio Mazzoli, Modena, 2009); Untitled (Ancient&Modern Gallery, Londra, 2008); Tableaux Vivant (Museo Madre, Napoli, 2007); Mondo fantastico (Galleria Fonti, Napoli, 2004); Lorenzo Scotto di Luzio Interpreta Luigi Tenco (Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano, 2003); Love me tender (Galleria Antonio Colombo, Milano, 2002); Cool Memories (Galleria T293, Napoli, 2001); Understatement (Galleria ES, Torino, 2000); Istanteternanee (Jangva Gallery, Helsinki, 2000); Op-Là (Galleria De Crescenzo e Viesti, Roma, 1999); Cheese (Magazzino d’Arte Moderna, Roma, 1997); Senza titolo (Galleria Vera Vita Gioia, Napoli, 1996).

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CHIARA MU

Nata a Roma nel 1974. Diplomata nel 2001 in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma ed in Fotografia nel 2002 alla scuola E. Rolli di Roma, ha vissuto a Londra per 10 anni, ove ha conseguito il diploma biennale di Master in Fine Art al Chelsea College of Art and Design. Chiara Mu opera esclusivamente nell’ambito di interventi specifici su luogo e/o situazione, utilizzando installazioni, performance e video come modalità preferenziali di lavoro. Si definisce una ‘time-based artist’ che abita in modo specifico spazi e tematiche, creando strategie relazionali tra luogo, oggetti e presenza del corpo, sua e dei visitatori. Intende intervenire in modo intimo e provocatorio sulla qualità a del tempo di fruizione di chi esperisce il lavoro, mettendo in discussione il ruolo stesso del visitatore ed il suo posizionarsi rispetto all’opera.
Ha collaborato negli anni con diverse realtà underground e no-profit inglesi ed italiane, tra cui “Cambridge Artworks Gallery” a Cambridge (UK), “Five Years Gallery” e Yinka Shonibare “Guest Projects Space” a Londra e “Condotto C” a Roma. Ha poi collaborato con la Galleria “Edieuropa-Qui Arte Contemporanea” a Roma, “CIAC” Museo di Arte Contemporanea di Genazzano (Roma) ed attualmente con AlbumArte (Roma) e Spazio 5 (Trieste). Ha prodotto performances site-specific per il Comune di Venezia ed il Comune di Milano ed e’ stata artist resident in Cina (Studio 493 Yunnan), esibendo il suo lavoro a Pechino e a Kunming. Titolare del workshop “Installazioni & Performance. Una pratica site-specific” presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha inoltre ha condotto lezioni seminariali sul suo lavoro, sulla Performance Art e Installation Art – sia in italiano che in inglese – presso università e accademie tra le quali: Royal College di Londra, Yunnan Art University in Cina, John Cabot University, RUFA, Accademia di Belle Arti di Roma e Università La Bicocca di Milano.

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ALICE SCHIVARDI

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1976 born in Erba (Co). Lives and works between Rome and New York.

EDUCATION
Accademia delle belle Arti di Brera, Milan (IT).

AWARDS
2013 Premio Maretti per l’arte contemporanea, Museo Pan, Palazzo delle Arti, Naples (IT)
2008 1° Prize “Videominuto”, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (IT)
2007 2° Prize Osservatorio dei Balcani, Ass. Cult. Adl Bosnia.

RESIDENCIES
2013-2014 ISCP International studio & curatorial program, New York (USA)
2011 Space Residency, Bratislava (SL)
2009 Fondazione Spinola Banna, Tourin (IT)
2008 Fondazione Spinola Banna, Tourin (IT) Master Adrian Paci.

PERMANENT COLLECTION
2011 Collection MU.SP.AC, Museo Sperimentale per l’Arte Contemporanea, l’Aquila (IT).

FUTURE SOLO SHOWS
2015
- Sound Corner, Auditorium parco della Musica, Rome (IT), September
- Centro Arti Visive Pescheria, Pesaro (IT), curated by L.Pratesi, October.
- Body, Gesture and Word. Art in a feminine way, Richard Saltoun Gallery, London, curated by P. Ugolini

SELECTED SOLO SHOWS
2014
Wormholes, El Museo de Los Sures in collaboration with the International Studio & Curatorial Program ISCP, New York (USA)
2012
Equazione Uno, The Gallery Apart, Rome (IT).

SELECTED GROUP SHOWS
2015
485 Lorimer St, pop-up show, New York (USA), organizeted by M.Casalegno, L.Kreutzberger, L.Raysky.
2014
- On the tip of my tongue, Palazzo Trinci, Foligno (IT), curated by M.Silvi
- Geografie, sedi varie, Ostuni, Bari (IT), curated by G.Giovanardi and A.Gracco Koop
- Multiplicity, Mixed Greens Gallery and UnionDocs Center for Documentary Art, New York (USA), curated by M.Antonini.
2013
- The Naturalistis, Castelluccio di Pienza (SI) curated by P. B. Miller
- Genius Loci, sedi varie, Pesaro (IT) curated by L. Pratesi, P. Ugolini
- Premio Maretti, Museo Pan, Palazzo delle Arti Naples (IT) curated by R. Gavarro, S. Vedovotto
- Per guardare bisogna aspettare, Scoglio di Frisio, Rome (IT) curated by I. Valbonesi.
2012
- Crazycurators Biennale IIII, SPACE, Bratislava (SL) curated by J. Carny
- ECC, Museo del Vittoriano, Rome (IT) curated by C. L. Pisano
- Dieci ragazze per Freud, Teatro Palladium, Rome (IT) curated by L. Adragna
- Quadratonomade, Palazzo delle Esposizioni, Rome (IT), curated by D.Giordano, D. Pinocci, S. Martinelli.
2011
- Le scosse dell’arte, Museo sperimentale per l’arte contemporanea, L’Aquila (IT), curated by M. Sconci
- Dove finisce il destino? teatro Valle, Rome (IT), curated by E. Abbiatici, V. G. Levy
- Radiophonic creation day, Rome Radio Art Fair, Venice (IT), curated by I. Valbonesi
- On the road, Galerie Umakart, Brno (CZ), curated by S. Horvatovicova
- Non tutto è in vendita, Art Off Fair, Bologna (IT), curated by R. Gavarro
- ECC, National Gallery, Palazzo Arnone, Cosenza (IT), curated by C.L.Pisano.
2010
- Till the heavens stop the rain, Palazzo comunale, San Casciano, Siena (IT), curated by I. Valbonesi
- A better tomorrow, Studio Stefania Miscetti, Rome (IT) curated by S. Miscetti
- ECC, Ciac-centro internazionale di arte contemporanea, Genazzano, Rome (IT), curated by C. L. Pisano
- Mobilnale2, TINA B contemporary art festival, Prague (CZ) curated by L. Pribisova, H. Gjergji
- The vagabond can’t draw, Spazia Aperti, Romanian Academy, Rome (IT), curated by M. Pribac, D. Dancu
- Lo spazio bianco, 26cc Centre of contemporary Art, Rome (IT), curated by C. Casorati, S. Vedovotto
- mBsr@downtown-There and back, Britisch Academy in Rome (IT), curated by D. Voso, M. Sconci
- Femmine folli, Hyun art studio, Rome (IT), curated by M. de Candia, P. Ferri
2009
- Il Caos, incerto e necessario, evento collaterale alla 53esima Biennale di Venezia, Isola S. Servolo, Venice (IT) curated by R. Gavarro
- F.A.B.S. National Brukenthal Museum, Sibiu (RO), curated by E. Farina
- Take the Space, Vicaria Palace, Trapani, (IT), curated by P. Ferri
- Interplay, Civic Gallery of Contemporary Art, Termoli, (IT), curated by M. Mirolla, C. Subrizi
- Usine de Reve, 26cc Spazio per l’arte contemporanea, Rome (IT), curated by C. Casorati, S. Vedovotto.
2008
- Simboli di ferro, Museo per l’arte contemporanea, L’Aquila (IT)
- Welcome Remembering, American Academy in Rome, (IT), curated by R. Gavarro
- Videocrazia cap 1, Homo sapiens + Homo videns, Matera (IT), curated by C. Vigliotti
- Here come the rolling bones, paradossi della visione tra etica e tecniche, Studio Matteo Boetti, Rome (IT), curated by P. Pala, B. di Loreto.
2007
- Sex is a pain in the ass, Cinema Avorio, Rome (IT), curated by P. Pala
- Su misura, Palazzo Anfaas, Tuscolano Maderno (IT).

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KSENYA SOROKINA

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1986 born in Russia

EDUCATION
2001-2005 Astrakhan’ Art College
2008-2009 Mkhat School Studio From
2009 Moscow State Theatre Academy

AWARDS RESIDENCIES
2015
artist in residence, Nosadella, Bologna, Italy
2014
artist in residence, Sazmanab, Tehran, Iran
2013-2014
scholarship of Garage museum, Moscow, Russia
2010
finalist of Olga Lopuchova prize for young artists, Moscow, Russia

SOLO SHOWS
2015
Encyclopedia of Miracles, Bibo’s Place, Todi, Italy
2012
Feast, Gallery White, Moscow 2010
2011
9 Women, Start Gallery, Winzavod, Moscow

SELECTED GROUP EXHIBITIONS
Upcoming:
In a Search of the Invisible Gilan Republic, Sazmanab centre for Contemporary Art, Tehran, Iran
2014
Russian Performance: Cartography of it’s Hisory, Garage Museum of Contemporary Art, Moscow
Manifesta 2014, parallel program
Performance: Ethics in Action, Garage Museum for Contemporary Art
2013
- 0 PERFORMANCE – THE FRAGILE BEAUTY OF CRISIS, special project of Moscow Biennale
- In the gardens, Gallery 21, Moscow

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MAURIZIO MOCHETTI

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Maurizio Mochetti nasce nel 1940 a Roma. Nel 1968 esordisce sul palcoscenico artistico romano con la sua prima esposizione personale a Roma dal titolo “Dieci progetti di Maurizio Mochetti”  all’ormai storica Galleria “La Salita”. Nel 1970 partecipa alla sua prima Biennale di Venezia cui seguiranno quelle del 1978,1982, 1986, 1988, 1997. Sin dai primi anni ’70 si affaccia sul panorama internazionale partecipando nel 1976 alla Biennale di Sidney, nel 1998 alla XXIV Biennale di San Paolo e nel 1991 alla Biennale Internazionale di Nagoya. Tra le altre importanti partecipazioni ricordiamo: “Vitalità del negativo nell’arte italiana:1960/70″ (Roma, 1970), “Linee della ricerca artistica in Italia: 1960/1980″ (Roma, 1981); “Roma anni ‘60” (Roma,1990). Nel 2003 vince il concorso internazionale MAXXI 2per100 per la realizzazione dell’opera “Linee rette di luce nell’Iperspazio curvilineo” collocata permanentemente nell’atrio del MAXXI di Roma.

catalogo mostra

 

DONATO PICCOLO

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Le opere di Donato Piccolo (classe 1976) interagiscono con diverse discipline scientifiche ed umanistiche. La sua arte si propone di modificare le forze della fisica ed interagire con la natura che le ha generate. Particolare rappresentante della sua generazione Piccolo manifesta, attraverso sperimenti inusuali, quasi scientifici,  le diverse possibilità della materia di trasformarsi continuamente in diversi stadi, dal solido al liquido e viceversa. Donato Piccolo descrive il mondo invisibile scomponendo la materia usuale della scultura descrivendo il continuo movimento della vita e della sua esistenza. La sua arte indaga fenomeni naturali, fisici e biologici attraverso disegni progettuali, installazioni tecnologiche e meccaniche. Particolarmente noto per la sua ricerca su fenomeni atmosferici come uragani, tornadi, tempeste e sistemi “di reversibilità” visiva come le chiama l’artista, ovvero l’artista sforza la comprensione oltre i dati che le diverse scienze ci offrono. Il suo lavoro è stato esposto in numerose gallerie e istituzioni nazionali e internazionali. Tra le sue principali mostre ricordiamo: Macro Museo Roma 2014; Mario Mazzoli Galerie, Berlino, 2014; Fondation Francès, Senlis, Francia, 2013; Huyndai Beyond Museum, Seoul 2013; Museum Biedermann, Donauschingen, Germania 2012; Musma museo, Matera, 2012; Georg-Kolbe Museum, Berlino, 2013; 54ma Biennale di Venezia, Padiglione Italia, Venezia, 2011; Boghossian Foundation, Bruxelles, 2012; Stadtgalerie Kiel, Space Gallery, Bratislava, 2010; Festival dei due Mondi, Casa Romana, Spoleto, 2009; 52a Biennale di Venezia, Padiglione Emirati Arabi Uniti, Venezia, 2007; Wood Street Gallery, Pittsburgh 2009; MACUF, Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural Fenosa, Coruña, 2010; Centre Saint Benin, Aosta, 2010

catalogo mostra MOCHETTI e PICCOLO luce retta, calore freddo, suono visibile

catalogo OPERE SU CARTA DAL 900 ITALIANO

 

PILAR

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Pilar (Ilaria Patassini) è nata e vive a Roma. Cantante, interprete, autrice, performer. Pilar unisce l’interpretazione vocale a un uso strumentale della voce coniugando radici italiane popolari e latine, jazz e canzone d’autore, in un sound originale e contemporaneo frutto una formazione onnivora, popolare e accedemica.
Ha all’attivo tre album, Sartoria Italiana Fuori Catalogo (UpArtRecords/Egea 2011), Spartenza (IncipitRecords/Egea, 2009) come cantante e cofondatrice dell’ensemble Sinenomine e Femminile singolare (VCM/01, 2007). Collabora stabilmente con Bungaro, suo produttore artistico con il quale scrive a quattro mani le sue canzoni. Ha svolto e svolge attività concertistica in Italia e all’estero. Si è esibita tra gli altri presso Blue Note di (Milano), Auditorium Parco della Musica (Roma) Torino Jazz Festival (Torino) , Casa del Jazz (Roma), Sferisterio (Macerata), Teatro Nuovo Montevergini (Palermo), Teatro Garibaldi (Enna), Ma (Catania), Festival Oltremente (Ragusa), Caffeina Festival (Viterbo), Pietre che cantano (Brindisi), Festival Villa Celimontana (Roma), Play Arezzo Art Festival (Arezzo) , CittaSlow in Festival (Todi), Teatro Sistina(Roma), Matetango (Matera), Festival Internazionale di Musica (Ankara, Turchia), Onda Jazz (Lisbona), Teatro India (Roma) Tango Negro (Parigi), Festival Jazz (Smirne).
In qualità di cantante-attrice è stata diretta da Giancarlo Nanni, Marco Mattolini, Luciano Melchionna Laura de Strobel, Giulio Costa e Aurelio Gatti in molti teatri tra i quali Teatro Vascello, Teatro Quirino, Teatro Italia (Roma); FITT Festival Internazionale di Teatro di Tarragona (Spagna); Teatro Duse (Bologna); Teatro La Pergola (Firenze); Todi Arte Festival (Todi); Teatro Comunale (Modena); Auditorium della Conciliazione (Roma); Kal’s Art Festival (Palermo); Galleria Nazionale di Arte Moderna (GNAM, Roma); Teatro Comunale (Città della Pieve); Teatro Comunale (Pontedera); Teatro Bellini (Napoli); Teatro Romano di Cassino (Frosinone); Teatro Romano di Ferento (Viterbo); Anfiteatro di Capua Antica (Caserta) ; Anfiteatro Abbazia dell’Incompiuta, Venosa (Potenza); Teatro Romano di Sessa Aurunca (Caserta); Teatro Romano di Teano (Caserta); Festival Val di Noto, Palazzolo (Siracusa); Festival Val di Noto, Militello (Messina); Teatro Sala Umberto (Roma) Festival I Solisti del Teatro (Accademia Filarmonica di Roma); ha svolto tournée in Giappone e Turchia. La passione civile è da sempre presente nel suo percorso. In occasione dei referendum del 2011 Pilar promuove un evento, che chiama scherzosamente “San Tommaso is back”: scrive su Facebook che lunedì 13 giugno avrebbe offerto un concerto solo a chi si fosse presentato con tessera elettorale timbrata. In tre settimane aderiscono 55 città, da New York a Enna, e si diffondono sul territorio nazionale oltre 260 eventi. Lei e l’iniziativa finiscono su tutte le maggiori testate giornalistiche italiane.
E’ stata vincitrice e finalista di molti Festival e Concorsi tra i quali: Festival di Musicultura, Premio Tenco, Premio Bindi, NME Awards, L’artista che non c’era, Premio Lunezia, Premio Bianca d’Aponte. E’ diplomata in Canto e Musica da Camera.

programma

 

ALBERTO BURRI

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Alberto Burri nasce a Città di Castello (Perugia) il 12 marzo 1915. Si laurea in medicina nel 1940. Quale ufficiale medico è fatto prigioniero degli alleati in Tunisia nel 1943 e viene inviato nel campo di Hereford, Texas. Qui comincia a dipingere. Tornato in Italia nel 1946, si stabilisce a Roma e si dedica alla pittura. Nel ’47 e ’48 tiene le prime personali a Roma (Galleria La Margherita). Nel 1951 partecipa alla fondazione del gruppo “Origine” con Ballocco, Capogrossi, Colla, e l’anno successivo espone, alla Galleria dell’Obelisco, Neri e Muffe. Dal 1950 assumono rilievo i Sacchi, fino a predominare nelle mostre personali che, dopo Roma, si tengono oramai anche in varie città americane ed europee: Chicago, New York, Colorado Springs, Oakland, Seattle, San Paolo, Parigi, Milano, Bologna, Torino, Pittsburgh, Buffalo, San Francisco. Al volgere del sesto decennio, nei successivi appuntamenti con il pubblico (Venezia, Roma, Londra, New York, Bruxelles, Krefeld, Vienna, Kassel) appaiono i Legni, le Combustioni, i Ferri. Agli inizi degli anni sessanta si segnalano in successione ravvicinata, a Parigi, Roma, L’Aquila, Livorno, e quindi a Houston, Minneapolis, Buffalo, Pasadena, le prime ricapitolazioni antologiche che, con il nuovo contributo delle Plastiche, diverranno vere e proprie retrospettive storiche a Darmstadt, Rotterdam, Torino e Parigi (1967-1972). Gli anni ’70 registrano una progressiva rarefazione dei mezzi tecnici e formali verso soluzioni monumentali, dai Cretti (terre e vinavil) ai Cellotex (compressi per uso industriale), mentre si susseguono le retrospettive storiche: Assisi, Roma, Lisbona, Madrid Los Angeles, San Antonio, Milwaukee, New York, Napoli. In anni recenti Burri realizza complessi organismi ciclici, a struttura polifonica. Il primo è stato Il Viaggio, presentato a Città di Castello nel 1979 e passato l’anno successivo a Monaco di Baviera, poi Orti a Firenze nello stesso ’80, Sestante a Venezia (1983) e Annottarsi (‘85 e ’86), che inizia da Roma la presentazione in varie città europee. A Città di Castello dal 1981 è esposta in permanenza a Palazzo Albizzini una scelta selezione di opere, omaggio di Burri alla sua città. Nell’84, per inaugurare l’attività di Brera nel settore del contemporaneo, Milano ospita una esaustiva mostra di Burri. La fortuna critica del pittore si intreccia strettamente da un lato con le reazioni-contrasto relative alla divulgazione della sua opera, sempre in rapporto ad una diversa evoluzione del gusto secondo la cultura di fondo dei vari paesi europei ed americani, dall’altro con le approssimazioni ed i tentativi della critica di rapportarne il significato e le motivazioni alle pseudo-categorie divulgate di uso internazionale: art brut, informale, concettuale, ecc. In questa logica, i quotidiani e i periodici d’informazione finiscono per registrare, dagli anni cinquanta ad oggi, un’esemplare mutazione del gusto di massa, dalla ripulsa scandalizzata alla accettazione curiosa, all’accettazione motivata, all’esaltazione acritica. In concreto la linea portante della lettura critica passa sostanzialmente attraverso i testi sollecitati dalle mostre e attraverso i saggi ospitati da riviste specializzate. E’ significativo che le prime assonanze venissero da voci di poeti (L. De Libero, L. Sinisgalli, Alberto Burri, Roma, 1947; E. Villa, Burri, Roma, 1963; J.J. Sweeney, Burri, Roma, 1955). Sweeney, dopo aver accolto l’opera di Burri in una selezione al Guggenheim Museum (Younger European Painters, New York, 2 dic. 1953 – 21 feb. 1954), ne illustrava il lavoro in un saggio monografico (Burri, Roma, 1955), lo presentava alla VII Quadriennale di Roma nello stesso anno e vi ritornava con appassionata e lucida partecipazione in occasione della mostra itinerante del ’57 – ’58 Paintings by Alberto Burri, Carnegie Institute, Pittsburgh, 1957) e della Biennale Veneziana del ’58. Saranno sempre esponenti della critica internazionale a seguire il processo espositivo e divulgativo dell’opera di Burri (J.P. Byrnes, The Collages of Alberto Burri, Colorado Springs, 1955, Seattle, 1956; M. Tapié, Burri et César, Parigi, 1956; A. Pieyre de Mandiargues, Alberto Burri, Milano, 1957; E. Vietta, Alberto Burri, Basilea, 1959; P. Wember, Alberto Burri, Krefeld e Vienna, 1959; H. Read, Alberto Burri, Londra, 1960), mentre la critica italiana sembra accorgersi di questo outsider nel momento stesso in cui se ne verifica l’accettazione accademica nell’ambito del museo e nelle “rappresentative” dell’arte attuale. Pagine appassionate gli dedica Arcangeli (Opere di Alberto Burri, Bologna, Torino, 1957); Argan ne presenta la prima retrospettiva (Burri, Bruxelles, 1959) e la personale alla XXX Biennale di Venezia (1960). I primi approfondimenti storici sono di Calvesi, (Alberto Burri, in “Quadrum”, n. 7, Bruxelles, 1959) e di Crispolti (Mostra antologica, opere dal 1948 al 1955, Roma, 1961; Alternative Attuali, Omaggio a Burri, L’Aquila, 1962). Gli anni sessanta vedono convergere sull’artista attenzioni e consensi improntati a svariate giustificazioni critiche e metodologiche, nel tentativo di inquadrare in sistemi generali le motivazioni contenutistiche e formali. Si segnalano in tal senso gli apporti di Brandi, culminati, dopo la presentazione di una mostra nel ’62, in un’ampia e documentatissima monografia (Burri, Roma, 1963, contributi al catalogo generale di V. Rubiu) con motivi ripresi in successive occasioni (Assisi, 1975, Napoli, 1978). Dopo quella sintesi ufficiale e nuove stimolanti prospettive di indagine proposte da Calvesi (Alberto Burri, Milano, 1971), saranno ancora le esposizioni, tematiche o retrospettive, a stimolare il lavoro esegetico degli ultimi due decenni, dal contributo, ancora una volta, di Sweeney (Houston, 1963) alla retrospettiva storica di Brera ed alle personali in varie città europee: H.G. Sperlich, B. Krimmel, Alberto Burri, Darmstadt, Rotterdam 1967; A. Passoni, Alberto Burri, Torino, 1971; J. Leymarie, Alberto Burri, Roma, Parigi, 1972; M. Calvesi, Alberto Burri, Disegni, tempere e grafiche, Pesaro, 1976; B. Mantura, G. de Feo, Alberto Burri, Roma, 1976; Alberto Burri – Biografia p.2 Madrid, Lisbona, 1977; G. Nordland, Alberto Burri a retrospective view 1948 – 1977, Los Angeles, 1977, San Antonio, Milwaukee, New York, 1978; R. Causa, G.C. Argan, Alberto Burri, Napoli, 1978; N. Sarteanesi, E. Steingräber, Alberto Burri, il Viaggio, Città di Castello 1979 e Monaco di Baviera 1980; V. Bramanti, Alberto Burri, Firenze, 1980, J. Butterfield, Alberto Burri : Umbrian echoes and alchemical implications, Palm Springs, 1982; G.C. Argan, Burri-Sestante, Venezia, 1983; C. Pirovano, Burri, Milano, 1984; G. Fournet, P. Falicon, D. Abadie, Alberto Burri, Rosso e Nero, Nizza, 1984; J. Leymarie, La poétique de la matière, Parigi, 1985. Sintesi veloci dell’opera complessiva di Burri, variamente orientate sotto il profilo critico, sono state offerte in agili monografie da V. Rubiu (Alberto Burri, Torino, 1975), da F. Caroli (Burri, Milano, 1979), da S. Lux (Alberto Burri dalla pittura alla pittura, Roma, 1984) e da G. Serafini (Burri, Firenze, 1991). Nel 1973 Burri riceve dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio Feltrinelli per la Grafica, con la seguente motivazione: “per la qualità e l’invenzione pur nell’apparente semplicità, di una grafica realizzata con mezzi modernissimi, che si integra perfettamente alla pittura dell’artista, di cui costituisce non già un aspetto collaterale, ma quasi una vivificazione che accoppia il rigore estremo ad una purezza espressiva incomparabile”. Il premio viene devoluto dall’artista per il restauro del ciclo di affreschi di Luca Signorelli nell’Oratorio di San Crescentino a Morra (Città di Castello). Nel 1989 la Fondazione Palazzo Albizzini acquisisce gli Ex Seccatoi del Tabacco, complesso di capannoni industriali destinati fino agli anni Sessanta all’essiccazione del tabacco. Queste architetture irripetibili, di insolita grandezza, completamente dipinte di nero all’esterno per desiderio di Burri, sono state così trasformate in una gigantesca scultura, contenitore ideale per i grandi cicli pittorici come Il Viaggio, Annottarsi, Rosso e Nero, Non Ama il Nero. Queste ed altre numerose opere, tra cui le tre sculture Grande Ferro Sestante, Grande Ferro K, Ferro U, collocate all’ingresso degli Ex Seccatoi del Tabacco, sono state donate dall’artista a Città di Castello per completare il primo nucleo collocato a Palazzo Albizzini. Nel 1990 la Fondazione Palazzo Albizzini ha pubblicato un amplissimo volume con la documentazione relativa a circa 2000 opere dell’artista (Burri contributi al Catalogo Sistematico). Sempre nel 1990, Burri espone in una galleria privata di New York (Salvatore Ala Gallery) il ciclo Palm Springs, 11 grandi cellotex del 1982. Segue la mostra Perielio: Burri-Saffo all’Istituto Italiano di Cultura in Atene. Nello stesso anno, la galleria Sapone di Nizza espone alla F.I.A.C. di Parigi una serie di Cellotex e la scultura Grande Ferro R viene installata al Palazzo delle Arti e dello Sport “Mauro De André” di Ravenna. Nel 1991 una grande retrospettiva, organizzata dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, è allestita a Palazzo Pepoli Campogrande di Bologna, ove vengono esposte per la prima volta le opere di piccolissimo formato. La mostra prosegue poi per Locarno, ospitata nella Pinacoteca Comunale Casa Rusca. Contemporaneamente il Castello di Rivoli presenta 20 Cellotex inediti. Sempre nel 1991 Burri espone alla Mixografia Gallery di Los Angeles. Nel 1992 viene presentato al pubblico il ciclo Metamorfotex agli Ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello e con l’occasione la Fondazione Palazzo Albizzini presenta il catalogo degli Ex Seccatoi del Tabacco, con bibliografia aggiornata. Nello stesso anno nuovamente la Galleria Sapone di Nizza propone opere di Burri alla F.I.A.C. di Parigi al Grand Palais, questa volta con quadri dal 1949 al 1992 ; la Galleria delle Arti di Città di Castello ospita una mostra di grafica. La Obalne Galerije di Pirano e la Moderna Galerija di Lubiana espongono una retrospettiva di opere grafiche (dal 1962 al 1981) tra il 1992 e il 1993. Nel 1993 presso gli Ex Seccatoi del Tabacco viene aperto al pubblico un nuovo ciclo, dal titolo Il Nero e l’Oro, che consta di 10 Cellotex. Nello stesso anno viene realizzata per Faenza un’opera in ceramica di grandi dimensioni, che porta lo stesso titolo Il Nero e l’Oro, collocata al Museo Internazionale delle Ceramiche, dono dell’artista alla città. Sempre nel 1993 presso il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara vengono esposte le opere grafiche del Maestro. Nel 1994 Burri partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Dall’ 11 maggio al 31 giugno ’94 presso la Pinacoteca Nazionale di Atene viene presentato il ciclo Burri il Polittico di Atene, Architetture con Cactus, che verrà esposto in seguito presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid (1995). Il 10 dicembre 1994 viene celebrata la donazione di Burri agli Uffizi in Firenze, che comprende un quadro Bianco Nero del 1969 e tre serie di grafiche datate 1993-94. Alberto Burri muore a Nizza il 13 febbraio 1995.

comunicato stampa
catalogo mostra

 

GIACINTO CERONE (Melfi 1957 – 2004 Roma)

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Dopo aver frequentato il Liceo Artistico, si trasferisce a Roma dove segue e termina gli studi di scultura presso l’Accademia di Belle Arti con Umberto Mastroianni e Pericle Fazzini.
Dal 1976 al 1980 vive tra Roma e la Lucania. A Roma, presso l’amico Giuseppe Appella frequenta lo Studio Internazionale di Arte Grafica l’Arco. Nel 1984, con la moglie Elena Cavallo, si trasferisce definitivamente a Roma aprendo lo studio in Vicolo del Bologna, successivamente a San Lorenzo, poi a Santa Croce in Gerusalemme.
La sua produzione artistica si esprime nell’uso di diversi materiali come legno, gesso, plastica (moplen), ceramica, ghisa e marmo.
Nel 1990, per iniziativa di Mauro Zammataro e Corrado Bosi (Galleria Graffiti Now), con la collaborazione di Roberto Monti, si trasferisce per un breve periodo ad Albisola, dove presso le Ceramiche S. Giorgio realizza le prime opere di ceramica.
Nel 1993, in occasione di una mostra alla Galleria Maurizio Corraini di Mantova, sposterà il lavoro sulla ceramica presso la Bottega Gatti di Faenza, che rimarrà il suo punto di riferimento fino alla fine.Sempre nel 1993 realizza i primi grandi gessi per la mostra alla Galleria Bonomo di Roma. Negli stessi anni, dalla Lucania, gli vengono spedite placche di moplen che lavorerà in contemporanea alla vetroresina.
Nel 1997 inizia la collaborazione con la stamperia Bulla di Roma. Tra il 1999 e il 2000 frequenta l’Associazione Incontri Internazionali d’Arte entrando nella collezione di Graziella Lonardi Bontempo.
Nel 1999 realizza una grande installazione scultorea nello Spazio per l’Arte Contemporanea Tor Bella Monaca. L’anno successivo e poi nel 2003 è alla Galleria David Gill di Londra con due personali. Del 2001 è la mostra al Palazzo delle Esposizioni di Faenza: qui incontra Emilio Mazzoli che gli commissiona i primi e unici marmi eseguiti nello Studio Nicoli di Carrara, che rimarranno in esposizione permanente nella collezione Mazzoli. Nel 2006 gli viene dedicata una sala al Museo della Scultura di Matera, nel 2007 una retrospettiva al
Museo Pericle Fazzini di Assisi. Del 2011 è la prima retrospettiva alla GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Tra le principali esposizioni personali e collettive: Piazza Castello, Castronuovo Sant’Andrea (PZ) (1983), Associazione Culturale Hobelix, Messina (1987), Graffiti Now Atelier, Verona (1989, 1991), Galleria Valeria Belvedere, Milano (1990, 1993), Galleria Maurizio Corraini, Mantova (1990, 1993, 1995, 2001), “L’Aquila”, Galleria Roberto Monti, Modena (1992), “Aiaram”, Galleria Bonomo, Roma (1993), “Giacinto Cerone”, Associazione Via degli Artisti, Torino (1996), “Luigi Carboni Dipinti – Giacinto Cerone Sculture”, Spazia Galleria d’Arte, Bologna (1996), “Le tentazioni di S. Antonio”, Fioretto Arte Contemporanea, Padova (1996), “Paginette faentine”, Galleria Oddi Baglioni, Roma (1997), “Misura Dismisura. Due scultori a Palazzo Rospigliosi. Lucilla Catania-Giacinto Cerone”, Palazzo Rospigliosi, Zagarolo (1998), “Giacinto Cerone”, Spazio per l’Arte Contemporanea Tor Bella Monaca, Roma (1999), “I soffincielo”, Casa Musumeci Greco, Roma (2000), David Gill, Londra (2000, 2003), “Calici Piangenti”, Palazzo delle Esposizioni, Faenza (2001), “Donne per la storia”, Gasparelli Arte Contemporanea, Fano (2002), “Sant’Agnese”, Autori Cambi, Roma (2002), “Arte a Valle Giulia”, Facoltà di Architettura, Roma (2004), Omaggio a Giacinto Cerone, Galleria De’ Foscherari, Bologna (2006 mostra postuma), “Il presepe drammatico e altre opere”, Museo Pericle Fazzini, Assisi (2007 mostra postuma); “XXX Biennale Nazionale d’Arte”, Palazzo della Permanente, Milano (1987), “Quadriennale Nazionale d’Arte”, Roma (1996, 2005), “Come sospesa. Per un’idea della scultura italiana contemporanea”, Ex Arsenale Austriaco, Verona (1996), “Periplo della scultura italiana contemporanea”, Matera (2000), “La scultura italiana del XX secolo in Giappone”, Yokoama, Kagoshima, Mito, Matsue, Milano (2001-2002), “Incontri…dalla collezione di Graziella Lonardi Bontempo”, Acadámie de France–Villa Medici, Roma (2003).
Le sue opere sono presenti in alcune collezioni pubbliche italiane: Galleria d’Arte Moderna Aroldo Bonzagni, Cento; Banca Nazionale del Lavoro, Roma; Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza; Inpdap sede di Bruxelles; Unicredit, Torino; MUSMA, Matera; MACRO, Roma; GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma. Tra il 1990 e il 2004 collabora per pubblicazioni e libri d’artista con le Edizioni della Cometa (1989, 1996, 2000), Colpo di Fulmine Edizioni (1995), Edizioni Maurizio Corraini (1999, 2005). Inoltre partecipa, nel 2001, alla scenografia della trasmissione “Misteri” per la RAI. Tra il 1999 e il 2004 la RAI produce video interviste e documentari presentati su RAI 2, RAI Notte, RAI SAT. Tra i principali video si citano: “Torbella in Opera”, regia di Graziano Paiella, Italia 1999, “Operazione Superlusso”, ideato da Matteo Boetti, scritto da Jannik Splindboel, coprodotto da Matteo Boetti e Lama Film, Italia 1999, “Selfpotraits. Giacinto Cerone”, a cura di Ines Musumeci Greco, regia di Ignazio Agosta, coprodotto da Raisat Art, Rai Trade e Filmago, Italia 2002. Presso l’Archivio Giacinto Cerone sono presenti alcuni video inediti a cura di Graziano Paiella.

catalogo mostra OPERE SU CARTA DAL ’900 ITALIANO

 

MARIO SCHIFANO

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Mario Schifano nasce a Homs (Libia), il 20 settembre 1934. Nell’immediato secondo dopoguerra la sua famiglia si trasferisce a Roma, dove, abbandonata ben presto la scuola, il giovane Schifano dapprima lavora come commesso e in seguito collabora con il padre, archeologo restauratore al Museo Etrusco di Valle Giulia. I suoi debutti sono all’interno della cultura informale con tele ad alto spessore materico, solcate da un’accorta gestualità e segnate anche da qualche sgocciolatura. Con opere di questo genere inaugura la sua prima personale nel 1959 alla Galleria Appia Antica di Roma.E’, comunque, in occasione della mostra che tiene l’anno successivo alla Galleria La Salita di Roma, in compagnia di Angeli, Festa, Lo Savio e Uncini, che la critica comincia ad interessarsi del suo lavoro. La pittura di Schifano nel volgere di pochi anni è mutata radicalmente. Abbandonata l’esperienza informale, ora dipinge quadri monocromi, delle grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore, tattile, superficiale, sgocciolante. Il dipinto diventa “schermo”, punto di partenza, spazio di un evento negato in cui, qualche anno dopo, affioreranno cifre, lettere, frammenti segnici della civiltà consumistica, quali il marchio della Esso o della Coca-Cola. Nel 1962 è negli Stati Uniti; conosce la Pop-Art, resta colpito dall’opera di Dine e Kline ed espone alla Sidney Janis Gallery di New York. Ritorna negli States sul finire del 1963, dopo aver allestito personali a Roma, Parigi e Milano, e vi rimane per la prima metà dell’anno seguente, quando viene invitato alla Biennale di Venezia. Sono di questo periodo i paesaggi “anemici”, una serie di tele in cui il mondo naturale viene evocato sul filo della memoria attraverso frammenti, particolari, scritte allusive.L’artista opera per ora per cicli tematici e verso la fine del 1964 accentua quell’interesse verso la rivisitazione della storia dell’arte che lo porterà, l’anno successivo, ai notissimi pezzi dedicati al Futurismo. E’, ancora una volta, un’immagine dei mezzi di comunicazione di massa, un’immagine appartenente alla memoria collettiva, quindi usurata, consumata, l’immagine fotografica del gruppo storico futurista a Parigi, a sollecitare Schifano, il quale sottolinea l’affiorare del ricordo di questa foto riducendo le figure a sagome senza volto ed opera un distanziamento “velando” il ritratto con dei pennelli colorati di perspex. Goffredo Parise presentando la personale allo Studio Marconi di Milano sotto forma di dialogo fra due anonimi personaggi, descrive Schifano “come un piccolo puma di cui non si sospetta la muscolatura e lo scatto”.

Pure la predilezione dell’artista per l’uso di colori di produzione industriale (smalti, vernici alla nitro, etc.) si spiega con il “senso di contemporaneità “ che Schifano sempre manifesta.Fra il 1966 e il 1967 realizza la serie Ossigeno ossigeno, Oasi, Compagni. Quest’ultima emblematizza il preciso impegno politico che condurrà Schifano, in questi anni tormentati, ad una crisi ideologica e d’identità tale da portarlo a dichiarare più volte il desiderio di abbandonare la pittura.Agli inizi degli anni ’70 comincia a riportare delle immagini televisive direttamente su tela emulsionata, isolandole dal ritmo narrativo delle sequenze cui appartengono e riproponendole con tocchi di colore alla nitro in funzione estraniante. L’immagine televisiva è fatua, evanescente, immateriale, di veloce consumo; trasferita sulla tela e trasformata dall’intervento dell’artista, che in questo modo se ne appropria, acquista una stabile valenza e tutt’altro significato. Nel 1971 partecipa alla mostra Vitalità nel negativo nell’arte italiana 1960/70, curata da Achille Bonito Oliva; in seguito tiene personali a Roma, a Parma, a Torino e a Napoli ed è presente alla X Quadriennale di Roma e a Contemporanea, rassegna allestita nel parcheggio di Villa Borghese, sempre a Roma e ancora a cura di Bonito Oliva. Nell’ ’81 è tra i pochissimi artisti selezionati da Germano Celant per Identitè italienne, mostra organizzata al Centre Georges Pompidou di Parigi. E’ ancora presente alla Biennale di Venezia sia nel 1982 che nel 1984, anno in cui espone nel Palazzo delle Prigioni Vecchie della stessa città veneta il ciclo Naturale sconosciuto presentato da Alain Cueff. Paesaggi, gigli d’acqua, campi di grano, movimenti del mare, distese di sabbia sono ricreati, reinventati, filtrati attraverso ricordi, pulsioni, sensazioni, affioramenti del profondo, sequenze d’immagini veicolate da apparecchi televisivi, dalla pubblicità, dai rotocalchi, e si configurano pertanto come geografia della memoria. La materia cromatica è ricca, eppure tutta di superficie. La pittura impregnata di gestualità, si espande, cresce su se stessa, vive di una interna energia, conquista lo spazio con le sue lussureggianti preziosità cromatiche.

Nel 1994 è presente alla mostra The Italian Metamorphosis, 1943-1968, organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York.Nel 1996 Schifano rende un omaggio alla sua Musa ausiliaria, ovvero alla televisione intesa quale flusso continuo di immagini in grado di instaurarsi come vera e unica realtà totalizzante della nostra epoca. L’artista ha attivato un sito in Internet, attraverso il quale si relaziona al mondo. Se alla fine degli anni Sessanta si limitava a estrapolare dai programmi televisivi dei singoli fotogrammi e a proiettarli decontestualizzati sulla tela, ora, invece, interviene sulle immagini pittoricamente, mutandole ulteriormente di senso.

Muore a Roma il 26 gennaio 1998.

catalogo mostra 8×8, 64

 

ANDREA AQUILANTI

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Andrea Aquilanti nasce nel 1960 a Roma dove vive e lavora.
Negli ultimi quattro anni ha realizzato numerose mostre personali e collettive tra le quali si segnalano, nel 2013 Post Classici, La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana a cura di Vincenzo Trione, presso il Foro Romano Palatino a Roma e Ritratto di una città #2. Arte a Roma 1960 – 2001 al Macro – Museo d’arte contemporanea di Roma.
Nel 2012 Versŭs, video-installazione nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, Roma, a cura di Silvia Marsano e Future and Reality, 5 Beijing International Art Biennale, presso National Art Museum of China Pechino, Cina.
Nel 2011 Ultimo giro di giostra, video-installazione lungo via Margutta nell’ambito della manifestazione Roma si mette in luce, Roma.
Nel 2010 le personali “La stanza” presso la galleria Ciocca Arte Contemporanea, Milano e  “Galleria d’arte” presso The Gallery Apart, Roma; si segnala inoltre la collettiva Contemporary energy. Italian Attitudes, Premio Terna 02 and Utopia IGAV in Shanghai with 28 artists, presso Shanghai Urban Planning Exhibition Center (SUPEC), Shanghai.

catalogo mostra 8×8, 64

 

DAVIDE D’ELIA

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Davide D’Elia è nato nel 1973 a Cava dei tirreni (SA). Vive e lavora tra Londra e Roma. Suoi lavori sono stati esposti al MAXXI Museo delle arti del XXI secolo (Roma maggio 2013) e alla Biennale di Venezia (Nell’Acqua capisco, Procuratie Vecchie -  Piazza San Marco, 31 maggio – settembre 2013).
Ha al suo attivo, tra personali e collettive, oltre che in Italia, mostre in: Inghilterra, Libano, Grecia e Slovenia. Inizialmente legato alla pittura informale, l’artista a partire della seconda metà degli anni Duemila sperimenta l’interazione tra agenti atmosferici e manufatto, come caso di studio dei fenomeni legati alla natura, che lo portano a realizzare opere composte di materiali degradati, fatti di ombre e tracce di micro organismi (muffa). Questi lavori sono un modo per esplorare cosa rimane, il documento di una storia vissuta proiettata sulle cose: attraverso di esse l’artista osserva l’evoluzione della vita attraverso le tracce che lascia sulle cose, una riflessione che riguarda la memoria e la sua trasmissione.
Altre opere di D’Elia sono caratterizzate dalla contaminazione tra i linguaggi, dalla fotografia al video fino ad arrivare a installazioni multi materiche complesse che riflettono sui rapporti di forza che governano il mondo intorno a noi. Nelle opere di D’Elia il dato soggettivo e gli stessi materiali vengono destrutturati e ricomposti per trasformarsi  in dato oggettivo e universale raggiungendo un’espressività concettuale. Si tratta di lavori scevri da qualsiasi orpello, puliti, semplici e complessi allo stesso tempo: un’astrazione che è un punto di arrivo del suo percorso di artista.

catalogo mostra BURRI-D’ELIA

catalogo mostra 8×8, 64

 

GIANNI DESSI’

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Gianni Dessì nasce nel 1955 a Roma, dove studia all’Accademia di Belle Arti, diplomandosi nel corso di Scenografia di Toti Scialoja. Lo spazio e l’ambiente ritornano come tema unitario d’indagine nell’opera Penetrazioni (i quattro sensi) presentata nel 1978 nella collettiva alla Galleria Ugo Ferranti di Roma, dove espone accanto a Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo, Angelo Segneri e Francesca Woodman. Sempre Ferranti ospita a Roma una sua mostra personale intitolata “Notomie”. Del gennaio 1980 è la personale presso la galleria Riekje Swart di Amsterdam, cui segue, nell’autunno, quella da Yvon Lambert a Parigi. In questi anni trasferisce il suo studio in Via degli Ausoni, nel quartiere romano di San Lorenzo. Nel 1984 è invitato a partecipare alla XLI Biennale di Venezia. La seconda metà degli anni ottanta coincide con lunghi soggiorni a New York, dove la Sperone Westwater Gallery ospita tre sue personali fra il 1985 e il 1991. Espone alla Biennale di Venezia nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo d’Arte Contemporanea di Roma gli dedica un’ampia retrospettiva a cura di Danilo Eccher. Lo stesso anno prende parte, insieme a Bruno Ceccobelli, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli, alla mostra “San Lorenzo” che l’Académie de France a Rome -Villa Medici, insieme agli Incontri internazionale d’Arte, dedica loro. Nel 2008 è invitato a “The Road of Contemporary Art/Cose Mai Viste”, mostra curata da Achille Bonito Oliva presso le Terme di Diocleziano a Roma.

catalogo mostra 8×8, 64

 

 

GIUSEPPE GALLO

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Nato a Rogliano, vive e lavora a Roma dal 1976, anno in cui inaugura la prima personale presso la Galleria Ferro di Cavallo. Approda in ambito internazionale con Europa ’79 a Stoccarda. Stabilisce il suo studio nell’ex-pastificio Cerere, dove lavora tutt’oggi, ed espone in numerose manifestazioni nazionali e internazionali – tra queste, la XLIV Biennale di Venezia, a cui partecipa con una sala personale nel Padiglione Italia. Negli ultimi anni gli sono state dedicate importanti retrospettive al MACRO di Roma (2007), alla Kunsthalle di Mannheim (2008) e al MART di Rovereto (2009). Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di vari musei e fondazioni, tra cui il Moma di New York, il Museum Modern Kunst Stiftung Ludwig di Vienna, il Contemporain Midi Pirenées di Toulouse, il Groninger Museum, il Fukuyama Museum of Art, il Museum Biedermann di Donaueschingen, il MART di Rovereto e la Fondazione De Fornaris di Torino.

catalogo mostra GALLO, MORTO PER AMORE

catalogo mostra 8×8, 64

 

ANDREA MARESCALCHI

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Andrea Marescalchi è nato a Roma nel 1954.  Nel 1972 si trasferisce a Firenze, dove inizia a studiare all’Accademia. Collabora per anni con David Tremlett, Sol LeWitt e Alighiero Boetti. Si definisce “pittore” e non artista, dipinge con la china, perché  il nero è un colore e la gamma dei grigi presenta descrizioni cromatiche più sincere. Un punto di rosso però appare in ogni sua opera, forse perché affascinato dall’Oriente. Altro elemento che ricorre nella sua opera è il quadrato magico, o sequenze di numeri, perché i due linguaggi, la pittura e la numerologia, fanno “saltellare il cervello in modo differente”.
Tra le sue mostre ricordiamo: Doppio gioco, Galleria Bonomo, Roma 1992,  One man show, Autorimessa, Roma 1994, Dialogues de Paix, O.N.U., Ginevra 1995, Meditations, Medersa Ibn Youssef, Marrakech 1997, Andrea Marescalchi, Galleria Seno, Milano 1997, Continuità, Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato 2002, Andrea Marescalchi, Limonaia di Villa Strozzi, Firenze  2003, Isole annodate a pesci, 9 via della Vetrina, Roma 2004, Donna Donne, Palazzo Strozzi, Firenze 2005, Andrea Marescalchi, Galleria Santo Ficara, Firenze 2008, La scimmia, l’immagine, il suo doppio, Art for the World, Milano 2010, Andrea Marescalchi, Galleria Seno, Milano 2011.

catalogo mostra 8×8, 64

 

ROBERTO PIETROSANTI

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Roberto Pietrosanti nasce a L’Aquila nel 1967, vive e lavora a Roma. Il percorso di Pietrosanti si svolge all’interno di una rigorosa monocromia, allargandosi al confronto con l’architettura. Nascono da tale ricerca i vari interventi in importanti progetti architettonici, a cominciare dal 1999. Nel 2000 vince il concorso di idee per la risistemazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma. In parallelo l’artista affronta anche una serie di progetti per il teatro e la danza contemporanea. Si segnala la realizzazione di un’opera monumentale a Ravenna, occasione nella quale Pietrosanti ha lavorato per la Compagnia del Progetto a fianco degli architetti Franco Purini e Carlo Maria Sadich, con la direzione artistica del Prof. Arch. Francesco Moschini, A.A.M. Architettura Arte Moderna Roma.
Negli anni più recenti si evidenziano la partecipazione alla rassegna internazionale Monocromos. Da Malevic al presente, Centro de Arte Contemporanea Reina Sofia, Madrid 2004, a cura di Barbara Rose, in cui Pietrosanti realizza una piccola architettura in pietra, e l’invito alla X edizione della Biennale di Architettura di Venezia. Nel 2009 partecipa alla mostra Confines, a cura di Vincenzo Trione e Consuelo Císcar Casabán, negli spazi del Museo IVAM di Valencia. Nel 2012 colloca un’imponente installazione sulla scalinata esterna del Museo dell’Ara Pacis in collaborazione con la Fondazione Volume!. Nel 2013 partecipa alla mostra “Post Classici” a cura di Vincenzo Trione, realizzando un gruppo di opere collocate nell’area di Vigna Barberini al Palatino a Roma.

catalogo mostra 8×8, 64

 

PIERO PIZZI CANNELLA

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Pizzi Cannella nasce nel 1955 a Rocca di Papa (RM). Inizia a dipingere da piccolo. Per soddisfare il suo interesse per l’arte e la filosofia si inscrive contemporaneamente all’Accademia di Belle Arti e all’Università. Nella seconda metà degli anni ’70 l’artista si avvicina all’arte concettuale esponendo alcuni lavori presso la Galleria La Stanza di Roma ma la sua non appartenenza a questa corrente gli è subito chiara. Decide di ritirarsi in uno studio isolato nella campagna romana dove mette appunto un nuovo linguaggio pittorico, che tra lievi cambiamenti, resterà il protagonista di tutta la sua produzione artistica. Nel 1982 trasferisce il suo studio nell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo, dove insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio e Marco Tirelli, fonda la Scuola di San Lorenzo. Nel 1984 apre il suo studio al pubblico in occasione della mostra Ateliers, curata da Achille Bonito Oliva. Contemporaneamente inizia la sua collaborazione con la Galleria  L’Attico di Fabio Sargentini e a seguire con le altre gallerie che, negli anni, organizzano sue personali: New York (Annina Nosei Gallery), Berlino (Folker Skulima Galerie), Basilea (Galleria Triebold), Milano (Galleria Cannaviello), Parigi (Vidal-Saint Phalle e Galleria Di Meo), Firenze e Siena (Galleria Alessandro Bagnai), Bologna (Otto Gallery), Roma (Galleria Volume!), Verona (Galleria lo Scudo), Roma (Galleria Mucciaccia).
Altre personali sono organizzate in Musei e spazi pubblici: Diari di guerra al Museo Civico di Gibellina, Pizzi Cannella nella sede di Santa Maria della Scala di Siena, Carte 1980-2001 al Museo Archeologico di Aosta,  Polittici al Castello Colonna Centro Internazionale di Arte Contemporanea di Genazzano, Le Mappe del Mondo allestita al Teatro India a Roma, Pizzi Cannella, sept ou huit chambres a l’Hotel des Arts di Tolone, Cattedrale al Macro-Testaccio di Roma, Chinatown. Invito al viaggio mostra itinerante prima allestita presso le Pagliere del Complesso di Palazzo Pitti a Firenze, alla Fondazione Mudima di Milano e successivamente presso il Museo d’Arte moderna di Saint Etienne, Bon à tirer nella sede della Galleria d’Arte moderna di Udine, Ceramiche presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.
Prende parte a numerose esposizioni collettive in Italia e all’estero.
Alcune sue opere sono esposte  permanentemente in importanti collezioni pubbliche e private, tra le quali: Palazzo Reale di Milano, Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Museo Mumok di Vienna, Hotel des Arts di Tolone, Museo d’Arte Contemporanea di Pechino, MACRO di Roma, San Giorgio in Poggiale a Bologna,  Biedermann Motech a Villingen-Schwenningen (Germania), Museo d’Arte Moderna di Saint Etienne, Galleria d’Arte Moderna di Torino.

catalogo mostra 8×8, 64

 

ENZO CUCCHI

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(Morro d’Alba, 14 novembre 1949) è un artista, pittore e scultore italiano.

Dopo esordi in ambito concettuale, è approdato alla figurazione, diventando uno dei principali esponenti del nucleo storico della Transavanguardia tematizzato da Achille Bonito Oliva. Nelle opere su tela, accompagnate da numerosi disegni e spesso presentate da testi poetici scritti dall’artista stesso, si riappropria con sguardo visionario del mito, della storia dell’arte e della letteratura (“Cani con lingua a spasso”, 1980 ed “Eroe senza testa”, 1981; “Sia per mare che per terra”, 1980), dando vita a composizioni di grande intensità simbolica, nelle quali spesso il mondo è rappresentato come campo di battaglia tra due principi opposti.

Dopo le grandi composizioni con l’uso del carboncino e del collage, ha sperimentato l’utilizzo di diversi materiali, tra i quali la terra, il legno bruciato, i tubi al neon e il ferro (nella serie “Vitebsk-Harar” dedicata ad Arthur Rimbaud e Kazimir Severinovič Malevič) abbracciando nel contempo un uso quasi caravaggiesco della luce, che gli ha consentito effetti di profondità spaziale.

Ha realizzato anche alcune sculture e la decorazione della cappella di monte Tamaro presso Lugano (1992-94, architetto Mario Botta).

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CARLA ACCARDI

    

Carla Accardi è nata a Trapani nel 1924, è una delle artiste più rilevanti del secondo Novecento ed è fra le pioniere del femminismo italiano. È stata fondamentale alla definizione di uno dei più interessanti episodi visivi che ha saputo saldare le tensioni dell’astrattismo a quelle dell’Informale. Dopo aver seguito l’Accademia a Palermo e Firenze, nel 1946 si trasferisce a Roma. Con Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Turcato e Sanfilippo, che sposa due anni dopo, firma il manifesto “Forma 1” nel 1947. Fino al 1949 espone regolarmente all’Art Club, il crocevia delle spinte astrattiste in Italia. La sua prima mostra personale nel 1950 è alla libreria L’Âge d’or dove presenta delle tempere. Da questo momento il suo lavoro si concentrerà sull’analisi delle potenzialità delle possibilità espressive e compositive del segno, variamente declinato attraverso tutte le possibili combinazioni cromatiche.

Nel 1964 e nel 1988 la Biennale di Venezia le ha dedicato una sala personale. Sue mostre sono state ospitate in vari musei del mondo, tra cui recentemente: MACRO, Roma (2004), Musée d’Art Moderne de la Ville, Parigi (2002), P.S.1, New York (2001), Castello di Rivoli (1998) e Accademia di Francia, Roma (1997).

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Carla Accardi was born in Trapani in 1924 and is one of the most important artists from the second half of the twentieth century.  She is also amongst the pioneers of Italian femminism.  She played a fundamental role in defining one of the most interesting visual chapters of the era, and managed to weld together the tensions of abstractism and those of the informal. After attending the Accademies of Palermo and Florence, she moved to Rome in 1946.. Together with Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Turcato and Sanfilippo ( whom she married two years later), she published the ‘Forma 1′ in 1947. She regularly exhibited at the Art Club ( the meeting place of Italian abstractionism of the time) until 1949. Her first personal exhibiton was held in 1950 at l’Age d’or bookstore, where she presented her temperas.
From this moment her work began to focus on the analysis of expressive and compositive potential and possibilities of the mark, variously inclined towards all possible chromatic combinations.

In 1964 and 1988 the Venice Biennale dedicated a personal showroom to her.  She has held exhibitions in in various museums throughout the world, including the MACRO, Rome ( 2004), Musèe d’Art de la Ville, Paris (2002), P.S.1, New York (2001), Castello di Rivoli ( 1998) and the French Accademy, Rome (1997).

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REBECCA WARD

  

Rebecca Ward è nata nel 1984 a Waco in Texas (USA) e vive e lavora a Brooklyn, New York.
Si è laureata alla University of Texas di Austin e ha conseguito un Master in Fine Arts alla School of Visual Arts di New York, dove è stata premiata con il Fine Arts award.
Ha partecipato a numerose esibizioni negli Stati Uniti e in Europa, inclusa una mostra alla galleria Family Business di Maurizio Cattelan a New York.
Le sue personali includono una recente mostra alla Ronchini Gallery di Londra, al Contemporary Art Museum, di Raleigh e alla Finesilver Gallery di Houston in Texas. Inoltre, in programma per il 2013, sono previste una mostra alla Barbara Davtra Cuiis Gallery di Houston in Texas e alla East Hampton Shed di New York.
Ha partecipato a numerose collettive in musei e gallerie tra cui Mixed Greens a New York, Family Business, sempre a New York, Museum for Image and Sound a San Paolo in Brasile, e all’ Austin Museum of Art di Austin in Texas. Per il 2013 ha in programma una partecipazione ad una collettiva alla Aperto Gallery di San Pietroburgo.
A Rebecca Ward sono stati commissionati una serie di prestigiosi lavori da Stella McCartney, Kate Spade Tokyo and Design Trust for Public Space a New York.
Le installazioni di Rebecca Ward sono spesso lavori eseguiti con nastri, che indagano le potenzialità espressive dello spazio e del colore.
I nastri, aderendo al soffitto, alle pareti e al pavimento della galleria definiscono e diventano parte stessa dell’architettura del luogo.
Questo gioco percettivo di colore, tessuto e luce si realizza attraverso l’interazione visiva dell’opera con lo spettatore.
Nei suoi dipinti si combinano alcuni riferimenti all’astrazione geometrica con tecniche lavorative tradizionali tipicamente femminili come il cucito, la tessitura, e la stampa su tessuto.

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Rebecca Ward (b. 1984, Waco, Texas). Rebecca Ward lives and works in Brooklyn, NY. She received her BFA in Studio Art from the University of Texas at Austin and her MFA from the School of Visual Arts, New York, where was award the Fine Arts award.  She has exhibited extensively in the United States and Europe, including at Maurizio Cattelan’s New York Gallery, Family Business.  Her solo exhibitions include shows at Ronchini Gallery, London, UK, Contemporary Art Museum, Raleigh, NC, and Finesilver Gallery, Houston, TX. Her group exhibitions have included Mixed Greens, New York, NY, Family Business, New York, NY, Museum for Image and Sound, Sao Paulo, Brazil, and Austin Museum of Art, Austin, TX. She has had a number of commissions and public projects, including Stella McCartney, New York, Kate Spade Tokyo and Design Trust for Public Space, New York. Upcoming 2013 solaureata lo exhibitions include Barbara Davis Gallery, Houston, TX and East Hampton Shed, East Hampton, NY and a group exhibition at APERTO gallery in St. Petersburg, Russia. Ward frequently works with tape installations whose primary concerns are color and space. Tape adheres to the gallery’s ceilings, walls and floors converging with the site’s architecture. This perceptual play of colour, texture and light is set into motion by the viewer’s interaction with the work. Her paintings combine references to the hard edges of geometric abstraction with aspects of femininity like dyeing, weaving, and sewing. The results are a richly diverse combination of paint, form, and material

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